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Pietro Aretino (1492-1556) nacque ad Arezzo e non si denominò col cognome del padre calzolaio, ma col nome della sua città. Fin da questa scelta scopriamo una delle sue caratteristiche principali: l'ambizione ad una vita lussuosa. Odiato quanto amato, questo letterato senza scrupoli diventa emblema di un periodo storico. L'arrivismo, la malalingua, la satira utilizzata come arma di potere, il suo marchio di fabbrica. Adolescente vive a Perugia, nel 1517 si stabilisce a Roma, alla corte di Leone X, dove assiste al conclave del 1522 come valletto. In questa occasione compone delle 'pasquinate', poemetti salaci. Alla morte del papa viaggia per la penisola, lavora a Mantova, al servizio di Giovanni dalle Bande Nere, il quale, come molti altri signori, lo teneva in gran conto.Torna a Roma sotto Clemente VII, in questo periodo compone i 'Sonetti Lussuriosi', a commento dalle tavole pornografiche di Giulio Romano, e scrive 'La Cortigiana'. Nel 1925 viene accoltellato da tale Achille della Volta, probabilmente un sicario. L'Aretino si trasferisce allora a Venezia, città anticortigiana per eccellenza. Qui dà alle stampe gran parte delle sue opere: le famigerate 'Lettere'; i 'Ragionamenti', cinque commedie ('La Cortigiana', 'Il Marescalco', 'La Talanta', 'Lo Ipocrito',' Il Filosofo'), una tragedia ('Orazia') e alcune opere religiose utili piò´ che altro ad avvicinarlo alla porpora cardinalizia. Muore nel 1556, a Venezia, per un colpo apoplettico pare dovuto a un eccesso di risa; morte che certo si confà all'uomo ricordato come personificazione del letterato del '500: sensuale, immorale, cinico e ricattatore.