Breve biografia
François Marie Arouet, noto come Voltaire, nacque a Parigi nel 1694. Di formazione umanistica, proveniente da ricca famiglia borghese, studiò presso i giansenisti e i gesuiti del rinomato collegio Louis-le-Grand; venne introdotto giovanissimo nella 'Societé du Temple', noto cenacolo di Parigi a orientamento libertino. Il successo della rappresentazione della sua prima tragedia, 'Œdipe' (Edipo, 1718), lo rese celebre e apprezzato. Fu imprigionato due volte (1717-1718 e nel 1726) alla Bastiglia, a causa (la prima volta) dell'irriverenza espressa in versi nei confronti del reggente. Rilasciato, negli anni successivi si procurò sia diverse e potenti inimicizie, sia pensioni e protezioni a causa delle sue simpatie nei confronti del Protestantesimo, evidenti nel poema 'La Lega', del 1723. Nel 1726 fu condotto di nuovo entro le mura della Bastiglia in seguito ad uno screzio con il cavaliere di Rohan e fu liberato solo a patto che si recasse in esilio in Inghilterra, dove rimase fino al 1728. Il contatto con la cultura inglese si rivelò quanto mai benefico per la formazione di Voltaire, che frequentò tanto filosofi come Berkeley e Clarke quanto scrittori come Swift e Pope, e respirò a pieni polmoni l'aria di libertà politica ed intellettuale presente in quel paese. Ancora esule in Lorena (a causa dell'opera 'Storia di Carlo XII' del 1731), scrisse le tragedie 'Bruto' e 'La morte di Cesare', cui seguirono 'Maometto' e 'Merope', il trattato 2Gli elementi della filosofia di Newton' oltre all'opera storiografica 'Il secolo di Luigi XIV'. Grazie al riavvicinamento con la corte, favorito da Madame de Pompadour, nel 1746 fu nominato storiografo e membro dell'Académie Française. Dal 1749 al 1752 soggiornò a Berlino, a Ginevra, e nel 1755 a Losanna presso il castello di Ferney. Ormai ricco e famoso, divenne un punto di riferimento per tutta l'Europa illuminista. Entrò in polemica coi cattolici per la parodia di Giovanna d'Arco in 'La pulzella d'Orléans', ed espresse le sue posizioni in 'Candido ovvero l'ottimismo' (1759), in cui polemizzò con l'ottimismo di Gottfried Leibniz. Il romanzo rimane l'espressione letteraria più riuscita del suo pensiero, contrario ad ogni provvidenzialismo o fatalismo. Da qui iniziò un'accanita polemica contro la superstizione ed il fanatismo a favore di una maggiore tolleranza e giustizia. In Francia, dove visse gli ultimi suoi 20 anni circondato da una piccola corte personale, l'attività intellettuale e politica di Voltaire divenne sempre più intensa e culminò con le opere 'Trattato sulla tolleranza' (1763) e 'Dizionario filosofico' (1764), nonché con la pubblicazione di libelli contro l'intolleranza religiosa della Chiesa cattolica, di satire, di opere teatrali e di racconti filosofici. Chiamato a Parigi nel 1778 per la rappresentazione della tragedia 'Irene', vi morì tra il frastuono dell'accoglienza trionfale che la Francia gli andava tributando.
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