Breve biografia
Il Cantico dei Cantici è considerato uno dei testi piò´ enigmatici e controversi della Bibbia: è un componimento poetico millenario, scritto probabilmente nel IV secolo a. C. E' stato fra gli ultimi libri ad essere incluso nella Bibbia ebraica, probabilmente perchè non parla nè di Dio nè di Israele, nè è il racconto di una visione profetica. Tuttavia, e qui la ragione del suo inserimento nel Canone, viene considerato un'opera in cui Dio si rivela agli uomini attraverso uno degli strumenti piò´ potenti: il linguaggio degli innamorati. Il nome del libro in ebraico, Shir ha-Shirim, porta la ripetizione della parola 'cantico', secondo il modo di costruire le frasi degli antichi ebrei, ed è da considerarsi come un superlativo e andrebbe reso come 'Il piò´ sublime tra i cantici'. Nell'interpretazione mitologica viene fatto risalire all'epoca felice dell'Eden e in questo senso rappresenta pertanto il cantico d'amore per eccellenza, l'eterno sbocciare dell'amore fra ogni Adamo ed ogni Eva (Genesi, cap. 2). E' attualmente presente nell' Antico Testamento sia della Bibbia ebraica che di quella cristiana. Nella raccolta cristiana è inserito tra i libri sapienziali; in quella ebraica è incluso nei Ketuvìm. Il libro viene attribuito a re Salomone, figlio di Davide. In realtà la vera origine del libro non è chiara, è piò´ probabile che il Cantico sia nato come una raccolta di diversi poemi antecedenti, originari dell'area mesopotamica, unificati dal comune riferimento ad un unico tema, quello della ricerca dell'amore. La protagonista è una giovane donna, Shulamit, anche se il testo si presenta sotto forma di un dialogo tra due giovani innamorati che si cercano. L'amato di Shulamit non ha nome, e vive solamente dell'appassionata descrizione di lei: è lei che conduce il gioco, lei che prende l'iniziativa amorosa, lei che parla al posto di lui. Shulamit òC come la poesia òC si muove e parla in una dimensione non reale, in un luogo dove i desideri hanno parole intense e sensuali, non hanno pausa nè esitazioni, e scontano per questo la condanna - forse piacevole - di una perenne irrealizzabilità, di un inseguimento senza fine.
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