E' appena uscito un articolo del
Corriere della Sera (23 marzo 2009) a cura di Iossa Mariolina, in cui alcuni intellettuali italiani (Giuseppe Scaraffia, Antonio Scurati, Camilla Baresani, Maurizio Maggiani) affermano l'importanza dell'ascolto soprattutto nei tempi morti che si passano in auto tutti i giorni e in buona sostanza concordano con quanto
Maurizio Falghera (presidente e fondatore de il Narratore audiolibri) va dicendo da molti anni... e cioè che se solo gli Italiani si servissero delle loro autoradio per ascoltare audiolibri la
Literacy (cioè il grado di cultura generale) della popolazione si eleverebbe sorprendentemente in poco tempo.
Riproponiamo per intero l'articolo sperando che siano sempre di più le persone che dopo averlo letto, si 'convertano' decisamente all'utilizzo di questo prezioso strumento di divulgazione culturale.
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Il francesista Giuseppe Scaraffia si è attrezzato. Ha calcolato che «posso mandare un sms nel tempo di attesa di 4 semafori rossi, e per il resto ci sono gli audiolibri. Mi sono 'riletto' o meglio ho riascoltato Madame Bovary, in lingua originale.
Un godimento». L' autore di Dizionario del dandy e Cortigiane la macchina la prende per andare all' Università La Sapienza, dove insegna. Non può farne a meno ma sprecare il tempo imbottigliato nel traffico non gli va. «Mi sono anche scaricato sull' Iphone un mucchio di libri e mi sto rileggendo Maupassant. Mi piace così tanto questo contrasto tra la tecnologia della scatoletta di metallo che ti conduce da un luogo all' altro e la poesia dei libri. Merletto contro metallo, fantastico».
Telefonare? «Non mi va perchè l' interlocutore capisce subito che sei in auto, magari in coda, che hai tempo da perdere e così cerca di scaricarti presto. Non è una bella sensazione».
Il premio Campiello Antonio Scurati (Il sopravvissuto e il nuovissimo Il bambino che sognava la fine del mondo) prova a immaginare che bel posto sarebbe l' Italia se la gente dedicasse a leggere tutto il tempo che sta bloccata in auto. «Saremmo un paese molto più civile, evoluto e prospero. E' noto infatti che l' arretratezza non solo culturale, ma anche economica di una nazione è direttamente proporzionale alla sua propensione alla lettura. E noi stiamo molto indietro». Piuttosto, gli italiani nel traffico spesso stanno al telefonino, qualcuno pure senza auricolare. «Io vorrei potermi addormentare e risvegliarmi all' altro capo del mondo, aprire lo sportello della macchina e ritrovarmi altrove».
Un sogno ad occhi aperti, quello di Scurati, ma sognare potrebbe essere un interessante impiego del proprio tempo in coda al semaforo. Come pensare.
«L' unica cosa positiva che può derivare dall' essere incolonnati nel traffico - dice la scrittrice Camilla Baresani - è che puoi pensare. La nostra vita è sempre così piena di cose che non stiamo quasi mai per i fatti nostri. Io, che uso poco la macchina, una volta ho pensato al finale del mio secondo romanzo, Disbadatamente ho fatto l' amore, proprio mentre ero ferma ad un semaforo. Mi è venuto così, parola per parola, mi sono fermata e ho dettato il paragrafo al telefono, non avevo come scrivere».
E' dal 1992, invece, che Maurizio Maggiani, premio Strega con Il viaggiatore notturno, ha smesso di guidare. «Allora andavo in moto, mi stava per scadere la patente, ho deciso: non la rinnovo. Ora vado a piedi e sono molto più ricco e felice». Senza quella coda malefica. «Sto una meraviglia, io vedo il mondo, quante cose si perdono quando si sta seduti in macchina. Sono privilegiato perchè non faccio un mestiere che mi obbliga a usare l' auto ma sono anche convinto che ad andare a piedi si va più veloce. Una volta sono andato a piedi al pronto soccorso, con un pezzo della mia carne in mano. Ci avrei messo di più ad aspettare l' ambulanza».
Auto? No grazie, funicolare e mezzi pubblici. La scrittrice napoletana Valeria Parrella, premio Campiello Opera prima con Mosca più balena, la macchina non ce l' ha. «Ci ho rinunciato. Se ne ho proprio bisogno mi faccio portare da qualcun altro. E leggo, leggo volentieri in macchina. Per il resto vado a piedi, prendo la funicolare, i mezzi. A Napoli il traffico ti stritola, come in tutte le grandi città , quindi perchè farsi stritolare?».
Iossa Mariolina