In questo momento storico in cui 'essere donna' sembra tornare un diritto da rivendicare anziché una preziosa e dovuta conquista ottenuta da tempo, celebrare, in questo 8 marzo 2011, la dignità della femminilità è un'urgenza, per le donne e per gli uomini.
La Letteratura di ieri e di oggi ha saputo rendere omaggio, attraverso le storie e le emozioni di personaggi femminili, a tutte le donne. E questo non perché la finzione del romanzo restituisca un'immagine sublimata e nobilitata della donna, ma perché permette di raccontare le molteplici e contrastanti sfaccettature che rendono ogni donna unica e diversa dalle altre.
C'è la donna per antonomasia,
Eva, la più 'colpevole' (colpevole perché donna?) che si affaccia al creato con quello sguardo puro e incantato che le ha dato
Mark Twain. C'è
Emma Bovary, con la sua vanità distruttiva descritta nelle sue più recondite pieghe dalla penna di
Gustave Flaubert. C'è
la provinciale Gemma raccontata da
Alberto Moravia che, anticipando tristi tendenze a noi fin troppo note, pensa che l'avvenenza possa essere la corsia preferenziale per raggiungere la felicità; e all'opposto ci sono le donne che nascondono il proprio essere straordinarie dietro la patina della mediocrità, come la portiera Renée e la dodicenne Paloma, protagoniste de
L'eleganza del riccio di
Muriel Barbery. Ci sono poi le madri: quelle che, prese dalla propria personale battaglia contro la società maschilista del West, riescono a rivelare la propria sensibilità e l' amore solo attraverso le lettere indirizzate alla figlia, come la discussa e leggendaria eroina
Calamity Jane; quelle che si trovano ad affrontare la scomparsa di un figlio e vengono travolte dalla disperazione e da un passato irrisolto, come accade a Vera, protagonista di
Mi manchi di
Ippolita Avalli; quella descritta da
Michela Murgia in
Accabadora, che non partorisce figli ma li cresce come
fill'e anima e quando è necessario entra nelle case per portare una morte pietosa, gesto amorevole dell'ultima madre. Ci sono poi le donne che raccontano il proprio essere donna e scrittrice, come
Natalia Ginzburg nel suo libro
Le piccole virtù, e quelle che raccontano la propria vita e la propria lotta contro una malattia tremenda e impietosa come la sclerosi laterale amiotrofica, come ha fatto
Cesarina Vighy in
L'ultima estate. Ci sono le donne che
Dacia Maraini descrive in
La ragazza con la treccia e che lottano nel quotidiano, spesso vincenti rispetto agli uomini, e c'è la battaglia personale e universale della schiava congolese Zaritè, raccontata da
Isabel Allende in
L'isola sotto il mare. E ci sono le donne che amano: la trentenne Monica, single cronica che cerca l'amore in una New York contemporanea, descritta con leggerezza e humour in
Mi piaci da morire di
Federica Bosco. C'è l'amore, doloroso come il
mal di pietre, che travolge inaspettato e tardivo la protagonista del romanzo di
Milena Agus. Ci sono le meravigliose
Donne dagli occhi grandi con i loro straordinari difetti ritratte da
Angeles Mastretta, che amano, soffrono, vivono fino in fondo. Ci sono le donne
miserabili come
Fantine o
Cosette che sono state rese eterne come protagoniste della grandiosa opera corale di
Victor Hugo. O ancora le donne invischiate nell'incubo dello stalking, di cui parla
Mi manda Somerset - Il caso Benedetto di
Rory Cappelli, oppure le atmosfere fiabesche dipinte da
Grazia Deledda in
La martora, la volpe e la cerbiatta. E che dire della giovinezza spensierata e libera delle
nuove avventure di Pippicalzelunghe di
Astrid Lindgren...
Donne raccontate, donne che si raccontano, donne che raccontano altre donne: donne che danno voce alle donne, e che aspettano solo di essere ascoltate.