Lezioni di Storia. I volti del potere. La democrazia di Pericle delle
Edizioni Laterza esamina, attraverso la voce dello storico e filologo classico
Luciano Canfora, le ragioni del successo del governo democratico di Pericle (circa 495 a.C. - 429 a.C.). I più sono ancora convinti che Atene democratica e Pericle siano sinonimi. Eppure Tucidide, il più grande storico di Atene, oltre che contemporaneo e ammiratore di Pericle, scrisse che il suo regime era stato in realtà una 'democrazia solo a parole, di fatto un regime personale'. Di fronte al caso Pericle, non si tratta solo di capire come funziona la circolarità tra élite e masse o, come si esprimeva Tucidide, tra 'guidare' ed 'essere guidati'. Si tratta anche di scoprire come e perché la tradizione ha riservato a Pericle un monumento e al suo vero erede, Alcibiade, la taccia di avventuriero. Come si forma, e alla fine vince, una tradizione storiografica benevola, nonostante sia stata insidiata per secoli da una documentazione ostile, se non demolitoria (e che annovera tra gli illustri detrattori persino Platone)? Sarà stata una ragione extra-politica, per esempio un'imponente strategia di opere pubbliche e di coinvolgimento degli artisti - nel che Pericle fu maestro per i politici di ogni tempo - a salvaguardare il buon nome e la lunga durata di un leader che gli avversari non esitarono a bollare come tiranno? Cercare di capire i meccanismi del lungo predominio politico e culturale di Pericle e il compromesso tra demagogia, potere personale e di clan che stava alla sua base, è un passaggio obbligato per intendere non soltanto l'età classica ma anche il nocciolo di ogni sistema politico. L'opera è in formato digitale per il Download MP3.
Lezioni di Storia. I volti del potere. L'impero di Augusto delle
Edizioni Laterza esamina, attraverso la voce dello storico
Andrea Giardina, la straordinaria figura di Augusto (63 a.C. - 14 d.C.). Un giovane di diciannove anni irrompe sulla scena politica romana alla vigilia di una tremenda guerra civile e ne diventa il protagonista. In pochi anni tutti i suoi rivali sono uccisi, sconfitti, messi a tacere. Gli altri invocheranno la sua clemenza. Si chiama Gaio Giulio Cesare Ottaviano questo giovane figlio adottivo di Giulio Cesare, che presto farà suo lo splendido soprannome di Augusto. Nessuno, quando nel 27 a.C. il senato gli conferisce quel nome, osa porre una domanda molto semplice: quando e perché la repubblica è passata sotto la sua potestà? In effetti la storia di Augusto racconta di uno dei più grandi successi politici di tutti i tempi: raccogliere quello che resta della repubblica romana ormai moribonda e creare un nuovo regime di tipo monarchico. Bisogna avere un'intelligenza eccezionale e un talento politico fuori dal comune per raggiungere l'obiettivo, e saper scegliere accuratamente i tempi e i modi per superare le diffidenze dei romani che odiano la monarchia e temono le cose nuove. Con sublime ambiguità e un consenso né facile né scontato, Augusto attua una rivoluzione dando l'impressione di essere il restauratore delle istituzioni tradizionali, degli antichi culti, della morale degli antenati. Morirà dopo quarant'anni di regno, lasciando ai romani un nuovo regime e ai successori il difficile confronto con il mito della sua persona. L'opera è in formato digitale per il Download MP3.
Lezioni di Storia. I volti del potere. Solimano il Magnifico delle
Edizioni Laterza illustra, attraverso la voce dello storico
Alessandro Barbero, la figura e il regno di Solimano il Magnifico (1494 - 1566). Era il sultano, ma anche il califfo, protettore della Mecca; usava il titolo ancestrale di khan, che sapeva di steppa e orde nomadi, ma era anche l'erede di Roma e Bisanzio e ostentava il titolo di 'Cesare dei Cesari'. Solimano il Magnifico era il Gran Turco, e il suo regno rappresentava per gli europei, di volta in volta, uno specchio distorto, un incubo e una speranza: la fertile terra dei paradossi. Se in Occidente non era permessa la residenza a nessun musulmano ed era inconcepibile l'esistenza di una moschea, l'impero ottomano era invece abitato quasi per metà da cristiani, considerati, è vero, sudditi di seconda classe, ma autorizzati a praticare pubblicamente la loro religione. Solimano aveva potere di vita e di morte e tutti i suoi ministri erano giuridicamente degli schiavi; ma proprio quest'autocrazia creava la mobilità sociale, perché non esisteva nobiltà di nascita ma un sistema di selezione dei talenti che permetteva a figli di pastori di diventare pascià e visir, con grande scandalo degli osservatori europei. Si spiega così che tanti marinai, artigiani, fonditori di cannoni scegliessero di 'farsi turchi', cercando sotto la protezione del sultano un'ascesa sociale impensabile nell'Europa delle gerarchie nobiliari e del diritto di sangue. L'opera è in formato digitale per il Download MP3.