Ovidio
Publio Ovidio Nasone nacque il 20 marzo del 43 a.C. a Sulmona. Giunto a Roma in giovanissima età scoprì nella poesia la sua vera vocazione rinunciando presto alla possibilità di intraprendere la carriera politica che gli era offerta dall'appartenenza al rango equestre. Entrato presto in contatto con i più famosi letterati dell'epoca, Ovidio si mise immediatamente in luce con la pubblicazione (a soli venticinque anni) dell'’Ars amatoria’, guadagnando così un’ampia notorietà. Nel periodo in cui godeva di maggior fama e mentre lavorava alle sue opere più importanti (‘Le Metamorfosi’ e ‘I Fasti’) Ovidio fu condannato da Augusto alla relegatio (allontanamento forzato da Roma), in maniera improvvisa e per motivi ancora oscuri; secondo la versione ufficiale l'’Ars amatoria’ istigava il pubblico femminile all'adulterio, comportamento che Augusto aveva censurato per legge da quasi trent'anni, ma da alcune allusioni del poeta sembra che l'imperatore volesse punirlo per il coinvolgimento di Ovidio stesso in uno scandalo di palazzo. Ovidio, costretto ad andarsene, si recò a Tomi, sulle coste del Mar Nero (nell'attuale Romania). Da qui continuò a scrivere, lamentando però l'inospitabilità del territorio e l'ignoranza dei suoi abitanti. Tuttavia si rivelarono inutili i suoi tentativi di convincere l'imperatore (prima Augusto e poi Tiberio) a concedergli la grazia. Ovidio morì a Tomi nel 18 (o nel 17) d.C. senza aver più avuto la possibilità di rientrare in patria.
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