Carroll Lewis
Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dogdson (Daresbury, 1832 ¡§C Guildford, 1898), studiò a Rugby e, dal 1851, a Oxford, come allievo del Christ Church College, dove rimase fino al 1881 come lettore di matematica pura. Gli fu conferita una cattedra in matematica, che tenne per quasi tutta la vita, ma è noto che trovasse l'insegnamento privo di stimoli. Nel 1861 inoltre venne ordinato diacono, ma non prenderà mai gli ordini superiori. Fra il 1854 e il 1856 Dodgson iniziò a pubblicare poesie e racconti su riviste a tiratura nazionale come The Comic Times e The Train, e su giornali locali come la Whitby Gazette o l'Oxford Critic. In genere, si trattava di lavori comici, talvolta satirici. Nel 1856, Dodgson iniziò a interessarsi alla neonata arte della fotografia, che si rivelò strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull'idea della divinità di ciò che Dodgson chiamava "bellezza": uno stato di grazia, di perfezione morale, estetica e fisica. Sempre nel 1856 pubblicò con lo pseudonimo "Lewis Carroll" una poesia romantica non particolarmente originale dal titolo "Solitude", pubblicata su The Train. Inizia la stesura di un manoscritto intitolato "Alice's Adventures Under Ground" ("Le avventure di Alice sotto la terra"), che si trova oggi nella British Library, e che dopo diverse revisioni verrà stampato col titolo di "Alice in Wonderland" (Alice nel Paese delle Meraviglie). Al nome "Lewis Carroll" vennero associati gradualmente una serie di miti, incentrati sull'idea che si trattasse di un personaggio bizzarro, quasi venuto da un mondo fatato fatto di bambine e magia. Nel 1872 pubblicò "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò" ("Through the Looking-Glass and what Alice Found There"); nel 1876 "Caccia allo Snark" ("The Hunting of the Snark"), un breve poema epico nonsense; nel 1889 e nel 1893 i due volumi del suo ultimo romanzo, "Sylvie e Bruno" ("Sylvie and Bruno"). Produzione meno nota è, certamente, quella che riguarda la sua passione per la logica e per la matematica. Con il suo vero nome fece pubblicare una serie di trattati di logica di cui si ricordano, tra gli altri, "Euclide ed i suoi rivali moderni" (1879), "Il gioco della logica" (1887), "Che cosa disse la tartaruga ad Achille" (1894) e "La logica simbolica", pubblicato nel 1894. L'attrazione che l'opera di Carroll suscita ancora oggi fra bambini ed adulti è innegabile. La facoltà infantile per eccellenza, la fantasia, la capacità di osservare con perfetto candore la realtà servì allo scrittore anche per mettere a nudo le assurdità e le incoerenze della vita adulta, nonch¡§¦ a dar vita ad incantevoli giochi basati sulle regole della logica, capaci di deliziare gli spiriti più intelligenti.
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