Lévi-Strauss Claude
Claude Lévi-Strauss, uno dei più importanti antropologi del secolo XX°, famoso per aver applicato il metodo dell’indagine strutturalista agli studi antropologici, nasce a Bruxelles nel 1908 ma si trasferisce presto con la famiglia a Parigi. Si laurea in filosofia alla Sorbona di Parigi nel 1931. Inizia ad insegnare in un liceo di provincia condividendo questa sua esperienza con Maurice Merleau-Ponty e Simone de Beauvoir. Scopre presto nelle scienze umane, in particolare nella sociologia e nell'etnologia, la possibilità di costruire un discorso più concreto e innovatore sull'uomo. Decisivo fu per Lévi-Strauss l'incontro con l’antropologo Marcel Mauss del quale fu allievo. Egli rimane affascinato dal forte senso del concreto che scaturisce dall'insegnamento di Mauss e dal metodo che egli utilizza per spiegare e analizzare i riti e i miti primitivi. Nel 1935 viene offerto a Lévi-Strauss di andare ad insegnare sociologia a San Paolo in Brasile, dove una missione culturale francese aveva avuto l'incarico di fondare un’università. Questa sarà l'occasione per conoscere un mondo completamente diverso da quello europeo ma soprattutto per entrare in contatto con le popolazioni indie del Brasile che diventeranno l'oggetto delle sue ricerche sul campo. Il suo esordio nel campo dell'antropologia avviene gradualmente. Nei primi tempi, quando è libero dagli impegni universitari, compie brevi visite nell'interno del paese. Organizza poi una spedizione, della durata di qualche mese, tra i Bororo e infine una missione, che durerà un anno, nel Mato Grosso e nella foresta amazzonica dove incontrerà "i veri selvaggi", cioè le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti. L'analisi di queste esperienze di antropologo sul campo si trovano in “Tristi Tropici”, un'opera pubblicata nel 1955. Tornato in Francia nel 1939 viene mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale ma nel 1941, subito dopo l'armistizio, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei, è costretto a fuggire e riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti. A New York conosce e inizia a frequentare molti altri intellettuali emigrati ed insegna presso "La Nuova Scuola per le Ricerche Sociali". Gli anni trascorsi a New York sono per Lévi-Strauss molto importanti per la sua formazione. La sua relazione con il linguista Jakobson gli è d'aiuto per mettere a punto il suo metodo di indagine strutturalista. (Jakobson e Lévi-Strauss sono infatti considerati le figure centrali dello strutturalismo). Nel 1948 Lévi-Strauss ritorna a Parigi e in quell'anno consegue il suo dottorato alla Sorbona con una tesi maggiore e una minore, come era tradizione in Francia, dal titolo "La famiglia e la vita sociale degli Indiani Nambikwara" e "Le strutture elementari della parentela", considerato uno degli studi più importanti di antropologia sui rapporti di parentela fino a quel momento effettuati.<br>In Francia lavora come amministratore della CNRS, al Musée de l'Homme e in seguito all'École Pratique des Hautes Études. Nel 1959 Lévi-Strauss diventa titolare della cattedra di Antropologia sociale presso il Collège de France. Nel 1962 pubblica quello che per molti è considerato il suo più importante lavoro, "La Pensée Sauvage". Ormai diventato una celebrità, Lévi-Strauss trascorre la seconda metà degli anni sessanta alla realizzazione di un grande progetto, i quattro volumi di studi dal titolo “Mythologiques”. Nel 1973 viene eletto dall'Académie Française, uno dei più grandi onori per un intellettuale francese. Egli è anche membro dell'American Academy of Arts and Letters. Nel 1973 ha ricevuto l'Erasmus Prize, nel 2003 il Meister-Eckhart-Prize per Filosofia e ha ricevuto la laurea ad honoris dalle Università di Oxford, di Harvard e dall'Università della Columbia. Pur essendosi ormai ritirato egli continua a pubblicare occasionalmente meditazioni sull'arte, sulla musica e sulla poesia.
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