Salgari Emilio
Emilio Salgari (Verona, 1862 – Val San Martino, 1911) fu un popolare scrittore di romanzi d'avventura, considerato anche uno dei pionieri della narrativa fantascientifica italiana. Nacque in una famiglia di piccoli commercianti: la madre veneziana e il padre veronese. Nel 1878 si iscrisse al Regio Istituto Tecnico Nautico "Paolo Sarpi" di Venezia, ma senza ottenere la licenza né arrivare mai ad essere capitano di marina, come avrebbe voluto. Come ‘uomo di mare’ compì solo alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e successivamente un viaggio (probabilmente in qualità di passeggero) sul mercantile Italia Una, che per tre mesi navigò per l'Adriatico; di fatto non gli fu mai possibile viaggiare nei paesi lontani in cui ambientò la maggior parte dei suoi romanzi e che lui conobbe solo tramite le letture di libri. Nel 1883 iniziò a collaborare con il giornale "La Nuova Arena" di Verona. Pubblicò (a puntate) “La tigre della Malesia” che riscosse notevole successo ma che non ebbe alcun ritorno economico per l’autore. Nel 1889 il suicidio del padre: fu solo il primo di un'impressionante catena di altri suicidi in famiglia, a cominciare dallo stesso scrittore e poi dai figli Romero e Omar. Nel 1892 sposò Ida Peruzzi, attrice di teatro, con la quale si trasferì a Torino. La moglie iniziò però nel 1903 a dare segni di follia che andarono peggiorando fino al 1911 quando Salgari fu costretto a farla ricoverare in manicomio. Molti suoi romanzi ebbero grande successo, ma a causa della sua ingenuità furono soprattutto gli editori a beneficiarne, mentre per l’autore le difficoltà economiche furono una costante, fino alla fine. Deve la sua popolarità ad una impressionante produzione romanzesca, con ottanta opere (più di 200 considerando anche i racconti) distinte in vari cicli avventurosi, con l'invenzione di personaggi di grande successo come Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero. I sentimenti che animano le azioni dei suoi eroi sono elementari ma di forte impatto emotivo: l'onore, l'amicizia, la vendetta, la protezione dei deboli. Notevoli sono le studiatissime ambientazioni, sempre fortemente esotiche. Salgari fu un ‘forzato’ del lavoro: i contratti l'obbligavano a scrivere tre libri l'anno. All'amico pittore Gamba scrisse: « La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere». Finché i nervi non cedettero. Sensibile e fragile d'animo, ma soprattutto disperato, Emilio Salgari si tolse la vita il 25 aprile 1911. Prima di eseguire un "harakiri", scrisse una lettera ai figli ed una sarcastica missiva agli editori: « A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna». La sua opera tuttavia è rimasta viva a nutrire con tutto il suo fascino la fantasia di generazioni di ragazzi ed adulti, fino ad oggi.
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