Loi Franco
(SOON AVAILABLE IN ENGLISH) Franco Loi nasce a Genova nel 1930 da padre cagliaritano e madre colornese. Nel 1937 la famiglia si trasferisce a Milano, città nella quale studia, diplomandosi in ragioneria, ma soprattutto città nella quale si compie il suo tirocinio esistenziale e linguistico: gli anni trascorsi a Casoretto, anni della formazione politica e sentimentale, e l’incontro con il dialetto milanese saranno fondamentali per la sua produzione poetica. Dal dopoguerra Loi svolge i mestieri più svariati, dal manovale allo scalo merci della stazione di Lambrate al contabile, sino ad arrivare, nel 1960, all’ufficio stampa della Mondadori, dove rimane fino al 1983. Qui avviene un incontro fondamentale per il poeta, quello con Vittorio Sereni, allora direttore editoriale di Mondadori. Il poeta e scrittore scopre la vocazione poetica di Loi e incoraggia, anche se non ne darà mai conferma, la pubblicazione della prima silloge di Franco Loi, “I cart”, pubblicato nel 1973. La particolarità che da subito contraddistingue il poeta è la scelta di comporre in dialetto milanese: dialetto che è poi una mescolanza di dialetti diversi, i dialetti parlati da tutti quelli che, come lui, a Milano non sono nati ma sono arrivati; un dialetto che è contaminazione di linguaggio gergale e di lingua colta, con parole inventate, con latinismi e toscanismi “travestiti” dal dialetto milanese, un recupero delle lingue sedimentate nel poeta, che, per le sue stesse origini, definisce se stesso “italiano completo”. La raccolta che sancisce la maturità poetica di Loi è “Stròlegh”, pubblicata nel 1975 con prefazione di Franco Fortini e per il quale è stato insignito del Premio Bonfiglio. Del 1978 è la raccolta “Teater”, nella quale vicende e figure si muovono come su una scena teatrale. Opere successive sono “L’aria” (1981), “Bach” (1986), “Liber” (1988) e “Memoria” (1991), nelle quali si rileva un passaggio dai toni epico-popolari ad un tono più lirico, e nelle quali anche il dialetto milanese, ridotte le sue punte idiomatiche, diventa più limpido e rarefatto. La svolta decisiva nell’attività poetica di Loi è rappresentata dalla silloge “L’angel”, pubblicata in parte già nel 1981 e poi in versione definitiva nel 1994: alla rappresentazione ironica e in presa diretta si sostituisce una disposizione d’animo contemplativa e meditativa; la memoria di luoghi e personaggi coinvolge la sfera privata del poeta, in cerca della propria identità. Si tratta di un vero e proprio romanzo in versi, che comprende passi anche in genovese, in emiliano e in romanesco. Del 2002 è l’opera “Isman” e del 2007 “Voci d’osteria”. Franco Loi ha collaborato con numerose riviste e lavora tutt'ora per Il Sole 24 ore.
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