La narrazione di un audiolibro può essere considerata una forma d’arte?

25/10/2018

La narrazione di un audiolibro può essere considerata una forma d’arte?


La questione se la lettura ad alta voce davanti a un microfono sia una forma d’arte richiama ovviamente la domanda più generale su che cosa sia, in effetti, una forma o un’opera d’arte; questa domanda ha generato un dibattito secolare che prescinde non solo dalla lettura ad alta voce, ma anche dalla stessa recitazione, e diventa ovviamente comune a tutte le attività umane. Per dirla in estrema sintesi, credo che, in generale, un’opera d’arte sia il frutto di un’ispirazione particolare congiunta con la maestrìa necessaria per esprimerla. Se uno dei due ingredienti manca, l’autore può anche pretendere di essere un artista, ma il suo prodotto non è un’opera d’arte. La mia opinione è che la lettura di audiolibri sia un particolare tipo di recitazione, cioè una forma d’arte tanto quanto lo è la recitazione teatrale o cinematografica, solo che implica il riuscire a catturare l’attenzione e l’interesse degli ascoltatori utilizzando unicamente la voce che legge un testo.

Comunicare significati ed emozioni senza l’aiuto delle espressioni del viso e dei gesti del corpo è certamente un compito difficile. L’audiolibro è un medium, diciamo così, ‘intimo’, nel senso che il narratore comunica direttamente alle orecchie dell’ascoltatore le parole di un autore. Da questo punto di vista la narrazione di un libro è una performance molto particolare e delicata. Non ce ne sono altre di questo genere. È il narratore stesso che in un certo senso costruisce con la sua voce – seguendo le descrizioni dell’autore – la scenografia, le luci, i costumi dei personaggi di una storia, e poi recita tutti i ruoli, cioè realizza il suo ‘piccolo teatro’ nel chiuso delle pareti di uno studio di registrazione.

Spesso accade che persino attori di teatro o di cinema, per non dire di conduttori radiofonici o speaker pubblicitari, non siano in grado di rendere compiutamente un romanzo dall’inizio alla fine, di dar vita ad esso attraverso i suoni delle parole, di interpretare il discorso narrativo o i personaggi o le idee e i pensieri scritti sulla pagina da un autore. Credo che l’arte della lettura di audiolibri sia una delle più difficili tra le arti centrate sull’uso della voce.

In un’intervista del 2001 il grande narratore americano Frank Muller, considerato una delle voci di eccellenza degli audiobooks, ha detto:

 

Portare sul palcoscenico un personaggio è abbastanza intimidente di per sé, ma d’altronde è quello che normalmente viene richiesto a un attore di teatro. Ma registrare con una sola voce è come mettere in scena tutti i personaggi. Tutte le motivazioni, i desideri, le speranze, i conflitti di un personaggio devono interagire costantemente con tutti quelli degli altri personaggi presenti nel libro. Sviluppare e coerentemente realizzare tutte queste caratterizzazioni è veramente una sfida.

 

Per un attore di teatro, per esempio, la cosa importante è ascoltare ciò che dicono gli altri attori sul palcoscenico, interagire con loro; il narratore invece, quando ‘legge’ un personaggio in un dialogo diretto all’interno di un romanzo, deve per forza immaginarsi che ci sia un altro personaggio che lo ascolta e quindi dar voce a quest’ultimo, per poi ritornare sul primo e così via con tutti gli altri. Sempre e solo con la sua voce. Un po’ come se si dovesse giocare una partita a scacchi da soli rivestendo contemporaneamente il ruolo di entrambi i giocatori. Solo che… il vero giocatore, la ‘vera voce’ da assumere nella narrazione è, in ultima analisi, quella dell’autore e non dell’attore in quanto tale.

Questo complica assai le cose e mette il narratore in una posizione assolutamente diversa da quella di un attore teatrale. Il vero storyteller è lo scrittore, il narratore ha solo il compito di far diventare ‘vive’ le sue parole. È un lavoro molto complesso, specie se comparato con altre aree di utilizzo della voce.

Questo tipo di abilità si ottiene solo con molto studio e grande pratica, che fanno poi la differenza fra la semplice lettura ad alta voce e la narrazione ‘professionale’ di audiolibri. Su questo punto insisto particolarmente perché è cruciale per comprendere che cosa sono gli audiolibri letti professionalmente: come narratore è necessario in qualche modo ‘diventare’ il libro stesso, impersonarlo, catturare lo stile e la ‘voce’ unica dell’autore; il narratore è dietro le quinte, non si mostra, non esibisce le sue qualità attoriali, ma si mette direttamente al servizio del testo e dell’autore.

Nell’arte della narrazione, quindi, è necessaria sì un’esperienza precedente di recitazione o anche solamente di lettura davanti a un microfono, ma certamente non è sufficiente. Come ho detto credo che la narrazione di audiolibri sia una particolare specializzazione della recitazione, per cui non tutti gli attori sono ipso facto dei narratori; occorrono infatti esperienza e una sensibilità specifica che non si possono improvvisare.

La gente in genere pensa che leggere un libro ad alta voce sia abbastanza facile e divertente. Ecco perché molti si cimentano con questa attività e pensano: “Ho una bella voce, so leggere bene, e quindi registro e magari pubblico audiolibri”. E questo è sicuramente vero per tutti quelli che desiderano farlo come donatori di voce per ciechi e ipovedenti o per altre categorie di persone impossibilitate a leggere libri in modo autonomo. Ma diventa un disastro quando la pretesa è di essere ‘professionali’. Un po’ come dire: “Ho gambe e braccia che funzionano, sono capace di nuotare bene e quindi mi propongo per le prossime Olimpiadi di nuoto”.

In realtà, come accade nello sport, anche nell’arte della narrazione di audiolibri la possibilità di farcela risiede nella tecnica, nella disciplina e nell’esperienza, oltre che, naturalmente, in una bella voce e nel talento di base.

Il mondo degli audiolibri è potenzialmente molto vasto, vi è rappresentato praticamente ogni genere di letteratura e certamente vi sono libri che potrebbero essere letti tranquillamente anche da non-professionisti, come certi testi di saggistica; altri però sono decisamente impegnativi e richiedono abilità e competenze avanzate e specializzate, assolutamente necessarie per leggere ad alta voce. Si pensi, per esempio, ai grandi romanzi dell’Ottocento: quelli di Dostoevskij, Tolstoj, Goethe, Hugo, Manzoni e di tanti altri.

Se si parte dal presupposto che l’ascoltatore debba solo seguire le parole di un testo, allora questi potrebbe essere soddisfatto anche quando è una voce sintetica che legge, quella che viene definita Text-to-Speech; e ci sono adesso software che simulano la voce umana in modo eccellente. Ma, ahinoi, è come appendere alla parete una copia in bianco e nero di un quadro di Caravaggio o di Mirò. I dettagli del quadro sono lì, davanti a noi, ma manca un elemento fondamentale: il ‘colore’.

Il narratore professionista aggiunge invece proprio il colore delle emozioni al testo che legge, ma attenzione!, è il colore delle emozioni che l’autore stesso ha impresso alla storia che ha scritto, non si tratta, se non in parte, delle emozioni del narratore/lettore.

Nel settore degli audiolibri commerciali troviamo sempre più spesso voci che hanno grande esperienza nel campo degli spot pubblicitari.

 

Personalmente considero questa abilità come la matrigna di tutte quelle che chiamo le ‘cantilene’ di voce. Mentre la cantilena è perfetta per trasmettere informazioni utili o consigli per gli acquisti all’ascoltatore, essa è tuttavia esattamente l’opposto di quanto necessario per la narrazione di un audiolibro. Il suono della voce dello speaker è vellutato, piacevole, a volte con timbri così profondi e marcati da attrarre l’attenzione anche dell’ascoltatore più maldisposto verso la pubblicità; la dizione è impeccabile e sicuramente fa gli interessi di chi deve vendere qualcosa proprio attraverso questa voce; l’enfasi è posta praticamente in ogni parola, se non in ogni sillaba, e il tono delle frasi è praticamente sempre lo stesso. Ma… e dov’è l’emozione?

Quando lo speaker ci comunica che sarà presto trasmesso in TV il prossimo film sui vampiri, forse che ne siamo spaventati? No, siamo semplicemente informati, perché lo speaker usa le sue tecniche vocali solo per dare l’informazione che serve (sapere a che ora e su quale canale andrà in onda il film), ma non ci fa fare alcuna esperienza emotiva reale collegata alle parole del testo che legge.

Modulare la voce enfatizzando continuamente le parole con lo scopo di suscitare interesse in realtà ci disconnette, come ascoltatori, da ogni tipo di emozione vera. E ciò accade perché modulare la voce in questo modo non proviene da alcuna connessione organica con il testo.

Una delle conseguenze della letteratura (anche di quella più scadente) è la relazione emotiva che instaura con il lettore e questo credo sia l’elemento chiave per impostare tutta l’esperienza della narrazione di audiolibri (quantomeno delle opere letterarie in prosa e in poesia).