Non permettete che un pessimo narratore rovini la vostra esperienza d’ascolto

22/08/2019

Non permettete che un pessimo narratore rovini la vostra esperienza d’ascolto


Ascoltare audiolibri è in tutto e per tutto una questione di fiducia verso il narratore con cui avrete il piacere (o il dispiacere) di trascorrere alcune ore della vostra giornata.

D’altronde fino a quando non si conoscono i narratori più preparati è cosa più che normale rimanere delusi dalla voce o dalla dizione di alcuni lettori, fino al punto di accorgersi che alcuni libri sono completamente rovinati; libri che, se letti bene, risulterebbero delle ottime opere.

Proprio di questo parla l’articolo di Katherine A. Powers pubblicato nel Washington Post il 12 agosto 2019, in cui l’autrice analizza gli elementi che potrebbero portare a rovinare l’esperienza di ascolto di un audiolibro. Ecco cosa dice la Powers:

“Qualsiasi ascoltatore devoto degli audiolibri può confermare che passare nove o più ore con nelle orecchie un pessimo narratore - uno che grida, borbotta, mantiene lo stesso tono, cantilena, fischia tra i denti o esagera nella drammatizzazione - è un’esperienza che può rovinare totalmente un libro. La voce di chi narra non è solo un mezzo di comunicazione o un elemento estraneo al testo, ma piuttosto ne è parte integrante, e può arricchire un libro, oppure rovinarlo o sciuparlo. 

I peggiori narratori in genere si trovano con la lettura di libri ‘classici’. Dato che queste opere sono quasi sempre di pubblico dominio, i narratori si sentono liberi di impostare la lettura come meglio credono, fosse anche solo per il bisogno di produrre comunque qualcosa.

L’opera di Thomas Hardy “Via dalla pazza folla”, per esempio, esiste in audiolibro in una dozzina di versioni integrali: una, quella di John Lee, è stupenda, e un paio, quella di Nathaniel Parker e quella di Joe Jameson, sono eccellenti sebbene un po’ troppo sbrigative. Tutte le altre sono meno che decenti: ci sono infatti dei narratori ‘strazianti’ che impostano la lettura in modo estremamente lento, trascinato; altri che sono troppo veloci, con le parole che finiscono per essere ‘mangiate’, incomprensibili; fino a quelli che sembrano aver registrato dentro una lattina, inscatolando il suono della voce.

Anche “Huckleberry Finn” di Mark Twain, che si può trovare in oltre trenta versioni integrali, ha attirato nel tempo alcuni narratori ammirevoli, ma molti sono proprio inetti.

C’è da dire inoltre che a molti scrittori piacerebbe leggere ad alta voce i propri libri. Ed è sicuramente un’ottima cosa. Ma troppo spesso gli autori mancano di una voce naturalmente portata alla narrazione e di una formazione ad hoc. Pronunce sciatte, dizione confusa, espressività instabile e una generale ‘assenza’ di voce hanno spesso rovinato dei libri quando sono stati letti dai loro autori. Sicuramente la situazione è migliorata nel tempo e alcuni autori sono ora narratori completi con un’abilità di narrazione che ravviva le parole scritte. Tra i migliori troviamo Louise Erdrich, John le Carré, Trevor Noah, Neil Gaiman, Toni Morrison e Jim Bouton.

In realtà i narratori professionisti sono abbastanza rari: la loro abilità di distinguere i personaggi con maestria, di cambiare timbro, tono, comportamento e accento senza interruzioni e senza alcun apparente sforzo, è davvero straordinaria.”

Così la Powers conclude il suo discorso riguardo a ciò che può portare a un’esperienza di ascolto poco gradevole. e a tratti straziante... Articoli simili sono un’utile guida per orientarsi in un contesto in cui vengono prodotti sempre più audiolibri, una vera valanga di titoli, un marasma di produzioni in cui opere di grande livello artistico si mescolano con altre poco curate, indistinguibili fra di loro se non tramite l’ascolto diretto o attraverso l’utilizzo di linee guida o di recensioni lasciate dagli utenti ascoltatori.”

Anche in Italia, dove solo recentemente gli audiolibri hanno cominciato ad attrarre l’attenzione di un pubblico più vasto, di massa, il problema è identico che negli USA e in UK; per di più in Italia si assiste ad un’ulteriore questione collegata alla gratuità: “voglio tutto gratis”, “in Internet tutto è gratis”! Così, anche se il narratore o la narratrice leggono male, vengono encomiati solo perché danno in pasto alle nostre orecchie, spesso via Youtube, molte letture gratuite. E così potremo facilmente rovinare le nostre orecchie con delle opere classiche - dei testi meravigliosi scritti da grandi maestri della scrittura e che fanno parte della storia della letteratura mondiale - di cui non capiremo nulla. E allora diremo che l’esperienza d’ascolto non ci è piaciuta. Questo sicuramente va a detrimento degli sforzi, delle energie, delle competenze, dei costi e della bravura di coloro che lavorano da anni in questo settore con l’obiettivo di offrire la migliore esperienza d’ascolto possibile.

Per chi volesse leggere l’articolo originale di Katherine A. Powers “Don’t let a bad reader ruin your audiobook experience. Here are recordings to savor — and to avoid.”:

https://www.washingtonpost.com/entertainment/books/dont-let-a-bad-reader-ruin-your-audiobook-experience-here-are-recordings-to-savor--and-to-avoid/2019/08/05/0750b980-ae2f-11e9-a0c9-6d2d7818f3da_story.html?noredirect=on