Twain Mark
Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens) fu uno scrittore e umorista statunitense, considerato fra le maggiori celebrità del suo tempo. Nacque a Florida, nello stato del Missouri, nel 1835, sesto di sette fratelli. Dopo la morte del padre per polmonite nel 1847 e i successivi problemi finanziari, Mark Twain iniziò, dodicenne, l’apprendistato come tipografo e cominciò a scrivere per l’Hannibal Journal, diretto da uno dei suoi fratelli. A 18 anni si trasferì e lavorò a New York, Philadelphia, St. Louis e Cincinnati; studiava la sera nelle biblioteche pubbliche, dove “trovò fonti d’informazione più ampie di quanto non avrebbe trovato nelle scuole convenzionali”. A 22 anni tornò nel Missouri e durante un viaggio a New Orleans lungo il Mississippi, ispirato dal pilota Horace E. Bixby decise di prendere la patente di pilota per i battelli a vapore. Lavorò sul fiume fino al 1881, anno dello scoppio della guerra civile americana. Questi anni condotti lungo il Mississippi lasciarono tracce profonde nello spirito dello scrittore, che emergono in molte delle sue opere letterarie. Il suo primo libro fu una raccolta di novelle intitolata "Il ranocchio saltatore" (1865). Desideroso di cercar fortuna, Mark Twain si trasferì in California e divenne cercatore d'oro, minatore, giornalista nonché reporter a San Francisco. Visitò le Hawaii e viaggiò in Africa, Francia e Italia. Da queste esperienze nacque il suo secondo libro "Gli innocenti all'estero". Nel 1870 sposò Olivia Langdon. Malgrado una personalità pessimista, Twain è considerato un fine umorista: iniziò infatti la sua carriera letteraria come scrittore di versetti umoristici, ma la concluse come severo e realista osservatore dell’ipocrisia e delle crudeltà commesse dall'umanità. Il suo lato pessimista andò accentuandosi con il passare degli anni, anche a causa di gravi lutti che colpirono la sua famiglia. E’ nelle opere scritte a metà carriera (come “Le avventure di Huckelberry Finn”, 1884) che combinò fine umorismo, solida narrativa e critica sociale ad un livello senza rivali nel mondo della letteratura americana. Tutta la sua opera letteraria è da considerarsi autobiografica: nelle sue opere si riflettono i ricordi dell’infanzia e della prima giovinezza (“Le avventure di Tom Sawyer”; “Le avventure di Huckelberry Finn”), le impressioni di viaggio (“Innocents abroad”), la curiosità nei confronti della scienza e del metodo scientifico, che lo legò profondamente al fisico croato Nikola Tesla (“Un americano alla Corte di Re Artù”), la sua coscienza civile (“Following the equator” e l’articolo “The war prayer”) e il suo spirito polemico e satirico. Morì nel 1910 a Redding (Connecticut), in seguito ad un attacco di angina pectoris.
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