Dostoevskij Fëdor
Fëdor Michajlovic Dostoevskij (Mosca,1821 - San Pietroburgo, 1881) proveniva da una famiglia aristocratica decaduta, e rimase orfano di madre all’età di 16 anni. Il padre lo iscrisse allora alla scuola del genio militare di Pietroburgo, anche se le sue attitudini erano letterarie, cosi dopo il diploma, rinunciò alla carriera militare e iniziò a scrivere. Le critiche furono subito positive, e la sua professione iniziava a dargli soddisfazione, ma nel 1849, fu condannato, a causa delle sue frequentazioni socialiste a quattro anni di lavori forzati in Siberia. Furono, quelli, anni durissimi, tormentati tra l’altro dall’epilessia, che tuttavia lo ispirarono nella stesura di nuovi romanzi. Nel 1861 Dovstoevskij cominciò la propria attività giornalistica, sfortunata e osteggiata dalle autorità, e la sua vita personale non andò molto meglio: perse moglie e figlio, e rimase solo. Nel 1866 scrisse il suo capolavoro: 'Delitto e castigo', e l’anno successivo sposò la sua stenografa. Visse all’estero circa cinque anni e in quel periodo scrisse 'L’idiota', storia della sconfitta di un uomo «assolutamente buono». Tornato in Russia, pubblicò nel 1873 'I demoni', e iniziò a collaborare con un periodico locale. L’ultimo romanzo: 'I fratelli Karamazov', fu scritto tra il 1879-80. Lo scrittore era ormai famoso quando, improvvisamente, fu colto dalla morte il 9 febbraio 1881.
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