Sciascia Leonardo
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto (Agrigento) nel 1921. Fin da giovanissimo affiora la sua forte passione per la storia, unita all’amore per la scrittura e gli strumenti dello scrivere. Nel 1935 si trasferisce a Caltanissetta e si iscrive all’Istituto Magistrale, nel quale insegna Vitaliano Brancati che rappresenterà un modello letterario per il giovane scrittore. Nello stesso anno è assunto all’ammasso del grano di Racalmuto dove resterà fino al 1948; un’esperienza che gli permette di conoscere il mondo contadino siciliano. Dal 1949 insegna nella scuola elementare del suo paese. Del 1961 è la prima opera di successo: “Il giorno della civetta”, un romanzo sulla mafia, e proprio l’impegno civile e la denuncia sociale dei mali di Sicilia saranno uno dei tratti della letteratura di Sciascia. Degli anni ‘60 sono alcuni dei romanzi più importanti, dedicati alla storia e alla cultura siciliana: “Il Consiglio d’Egitto” (1963), “A ciascuno il suo” (1966) da cui Elio Petri ha tratto un film nel 1967 con l’interpretazione di Gian Maria Volonté e “Morte dell’Inquisitore” (1967). Il 1971 è l’anno de “Il contesto”, libro che desta una serie di polemiche per le quali Sciascia si rifiuta di partecipare al premio Campiello. Tuttavia si fa sempre più forte la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera: “L’affaire Moro” (1978) ne è un esempio. Nel 1974, nel clima del referendum sul divorzio, nasce “Todo modo”, un libro che parla «di cattolici che fanno politica» e che viene naturalmente stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Alle elezioni comunali di Palermo nel giugno ’75 è candidato come indipendente nelle liste del PCI: eletto con un forte numero di preferenze Sciascia si dimette da consigliere già all’inizio del 1977. La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per certe forme di estremismo lo portano infatti a scontri molto duri con la dirigenza del partito. Nel 1979 si candida con i Radicali sia al Parlamento Europeo sia alla Camera. Eletto in entrambe le istituzioni opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983, occupato quasi esclusivamente nella commissione d’inchiesta sul rapimento Moro. Lo scrittore abbandona infine l’attività politica, ma non rinuncia all’osservazione delle vicende politico-giudiziarie dell’Italia, in particolare per quanto riguarda la mafia. Collabora con la casa editrice Sellerio di Palermo e pubblica “Dalle parte degli infedeli” (1979), segue “Porte aperte” (1987), “Il cavaliere e la morte” (1988) e “Una storia semplice” in cui si scorgono tracce di una ricerca narrativa all'altezza della difficile e confusa situazione italiana di quegli anni. Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989.
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